Prima dell’alba, pubblicato da Neri Pozza, è il nuovo libro dello scrittore Paolo Malaguti, finalista in cinquina al premio strega 2017 con La reliqua di Costantinopoli.

Lunedì 4 dicembre p.v. alle ore 11.10, le classi V A Classico, V A Scientifico, V D Scienze Applicate V A e VB Scienze Umane, V C Linguistico si recheranno presso l’aula magna della sede centrale per incontrare lo scrittore Paolo Malaguti, che presenterà il romanzo, “Prima dell’alba”, Neri Pozza, 2017. L’incontro è organizzato grazie alla Biblioteca Comunale di Montepulciano e Archivio Storico “Piero Calamandrei”, presenta la prof.ssa Silvia Calamandrei.

Prima dell’alba  è un romanzo storico che si svolge su due tempi: l’ottobre 1917, il disastro della battaglia di Caporetto e la lunga marcia di ripiegamento delle truppe italiane, e il febbraio 1931, col misterioso ritrovamento del cadavere di Andrea Graziani, Luogotenente Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, lungo i binari della ferrovia in direzione Prato.
Paolo Malaguti, grazie a un approfondito studio storico del linguaggio di entrambe le epoche, in particolare del gergo militare del 1917, restituisce uno spaccato profondamente realistico sia della durissima vita di trincea della Grande Guerra, sia della doppia verità del regime fascista, quella propagandata dall’alto e quella taciuta dai più ma ben più aderente al vero, a partire dai soprannomi di Graziani, definito “papà Graziani” dalla propaganda che ne impone un’immagine di padre comprensivo, “severo ma giusto”, al nomignolo che invece circolava tra le truppe italiane fin dalla Grande Guerra: “il boia“.
Il romanzo, che può essere definito un “giallo storico“, avvince e appassiona dalle prime pagine fino allo struggente finale, in cui viene risolto il mistero che lega a filo doppio le due trame e i due tempi sviluppati nel corso libro, restituendo alla memoria collettiva la figura terribile di Andrea Graziani e dei suoi innumerevoli, impuniti e dimenticati crimini, avallati all’epoca da leggi speciali in tempo di guerra, che consentivano un arbitrio pressoché illimitato a chi disponeva del potere di decidere, anche per futili motivi, della vita e della morte dei soldati.

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